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MEDICINA NON CONVENZIONALE
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La medicina non convenzionale è quell’insieme di tecniche terapeutiche non ancora sufficientemente diffuse e conosciute, per cui non collocate all’interno della medicina ufficiale o accademica, in cui conoscenza e pratica sono trasmesse nel corso di opportuni studi universitari.
Nell’ambito delle discipline della medicina non convenzionale rientrano ad esempio la fitoterapia, l’omeopatia, l’agopuntura, la medicina manuale e la medicina naturale.
Sempre un più ampio numero di medici si sta interessando nell’ avere precise conoscenze su questi diversi tipi di terapie, in quanto utilizzate da una fascia sempre più consistente di popolazione, che desidera un approccio terapeutico al naturale.
La moderna fitoterapia si stacca dalla medicina popolare e quindi dalle antiche tradizioni o dalle credenze popolari per l’applicazione di regole e di metodi scientifici.
Sono sempre di più le specie di piante alle quali si effettuano verifiche scientifiche supportate da prove di efficacia e sicurezza tanto da entrare a pieno titolo nella categoria di “farmaco vegetale”.
Per fitoterapia quindi si intende una pratica terapeutica che si avvale di un prodotto la cui sostanza attiva è costituita da una droga o da una preparazione vegetale.
Le sostanze attive vegetali si distinguono per essere delle miscele complesse di composti chimici, e non singoli composti chimici, come avviene per molti farmaci utilizzati.
I vantaggi nell’utilizzare piante comunemente impiegate in ambito erboristico, sono vari:
- azione sinergica fra i vari costituenti chimici;
- miglior assorbimento;
- effetti collaterali pressoché nulli;
- diverse attività farmacologiche: ogni pianta contiene numerosi e differenti gruppi chimici ed esercita un effetto terapeutico maggiore potendo interagire con più metabolici.
L’azione di una pianta è dovuta al suo fitocomplesso (cioè l’attività biochimica complessa e polimorfa integrale della pianta) e non si limita mai a quella del solo costituente attivo principale.
Il fitocomplesso non possiede una sola azione specifica: ad una attività principale si affiancano numerose attività secondarie correlate, che danno una sinergia tale da portare ad un profilo terapeutico specifico per ogni pianta.
Una stessa pianta può quindi essere usata in diverse sintomatologie; vediamo alcuni esempi:
le foglie di carciofo (Cynara scolymus) possono essere usate per:
- az. coleretica
- az. epotoprotettrice
- az. diuretica
- az. ipocolesterolemizzante
i frutti di mirtillo nero (Vaccinium myrtillus) possono essere usati per:
- az. positiva sugli enzimi retinici
- az. capillaroprotettiva
- az. antinfiammatoria
- az. antidiarroica
I principi attivi presenti in una pianta ovviamente non sono standardizzati, ma dipendono da vari fattori quali:
- fattori climatici (umidità, altitudine, temperatura, durata e intensità dell’illuminazione);
- fattori genetici relativi alla pianta stessa;
- tipologia del terreno;
- altitudine;
- tecniche di coltivazione;
- periodo di raccolta;
- metodo di conservazione;
- variazioni post-raccolta.
Per “droga” si intende una determinata parte della pianta (foglia, fiore, parte aerea, radice, frutto, rizoma) raccolta in un particolare momento (o tempo balsamico) sottoposta o meno a processi di tipo fisico o estrattivo:
Per ottenere i principi attivi, contenuti nelle droghe, è necessario sottoporle a metodi estrattivi che possono essere di varia natura.
Il più semplice è la frantumazione che può essere preceduta o seguita all’essiccamento.
Altri procedimenti molto usati sono quelli di estrazione con solventi, come acqua calda e/o alcol, seguiti da distillazione, pressatura ecc.
L’estrazione da pianta fresca per macerazione o per percolazione, con miscele di acqua ed alcol, è la più classica delle preparazioni per ottenere estratti idroalcolici.
Partendo invece da tessuto meristematico (o tessuto embrionale in via di accrescimento come gemme, giovani getti, radichette) e usando una miscela, in opportune proporzioni di acqua, alcol e glicerina, si ottengono i glicerinati.
Quando il solvente di estrazione viene eliminato, interamente o parzialmente, si ottengono varie tipologie di estratti:
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fluidi: preparazioni liquide usando alcol di titolo appropriato, filtrato poi se necessario. In genere 1 parte in peso corrisponde ad 1 parte in peso di materia prima essiccata (droga);
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molli: preparazioni di consistenza intermedia tra gli estratti fluidi e gli estratti secchi, ottenuti per evaporazione parziale del solvente che è servito per la loro preparazione;
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secchi: preparazioni allo stato solido ottenute per evaporazione completa del solvente di estrazione.
Gli estratti secchi titolati sono portati al titolo prescritto usando sostanze inerti appropriate.
Estratti preparati in modo da ottenere costantemente le stesse quantità di principio attivo sono dette “standardizzati”.
Prodotti in commercio contenenti estratti con queste caratteristiche rappresentano sicuramente il “meglio” della fitoterapia e offrono al consumatore finale ottimi standard di qualità.
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